Crimine globale

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Ieri il Papa ha fatto di nuovo le scuse alle vittime di pedofilia nella Chiesa cattolica.

A quando le scuse dei capi buddisti, induisti ecc.?

Pahalagama Somaratana Thero, monaco buddista dello Sri Lanka domiciliato in Inghilterra, fu accusato nel 2011 dello stupro di una bambina inferiore ai dieci anni e di una ragazza inferiore ai sedici, più altri otto abusi sessuali a bambine sotto i quattordici anni

I monaci-soldato tibetani (ldob ldob ལྡོབ་ལྡོབ་ ) erano tra i più frequenti e temuti pedofili del clero lamaista

Shugden chi?

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Negli ultimi tempi, quando il Dalai Lama compie una visita pubblica in Paesi occidentali, trova anche uno specifico gruppo di manifestanti a contestarlo.

I media riferiscono che, forse per la prima volta, è successo anche in Italia durante la visita del Dalai Lama il 14 e 15 giugno 2014.

Manifestanti della comunità di Dorje Shugden fuori dal Modigliani Forum di Livorno, dove Tenzin Gyatso ha tenuto le sue lezioni (foto tratta dal sito http://www.uninfonews.it/dalai-lama-livorno/)

I contestatori sono apologeti del culto di Dorje Shugden, uno spirito tutelare tibetano che da anni il Dalai Lama ha chiesto ai suoi fedeli di non pregare più. C’è chi non ha prestato ascolto a tale richiesta e continua quella pratica.

Questa divisione riguarda anche Milano. Qui, infatti, ci sono due centri di buddismo guidati da monaci tibetani; uno ha ascoltato Tenzin Gyatso e abbandonato la pratica di Dorje Shugden, l’altro no.

Molti occidentali si avvicinano al buddismo proprio grazie al Dalai Lama. Se uno di loro, probabilmente all’oscuro di questa diatriba, capitasse nel centro che prosegue la pratica di Shugden e volesse iscriversi a esso, sarebbe onesto che ne venisse informato dai suoi responsabili?

Analisi critica di un’intervista al Dalai Lama

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Eccolo di nuovo qua: Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama, è tornato in Italia; la volta precedente fu nel giugno 2012, a Milano. Questa volta è toccato a Livorno e dintorni. Ha settantotto anni. Come Berlusconi (senza voler mischiare sacro e profano o associare in altro modo i due uomini), non molla. Perché continua ad andarsene in giro per il mondo, invece di godersi una tranquilla vecchiaia?
Una possibile risposta è stata fornita dallo stesso Tenzin Gyatso: “In tutti i luoghi che ho visitato promuovo l’unità dei sette miliardi di esseri umani e l’armonia tra le religioni”. Un’altra dal vescovo di Livorno, Simone Giusti, quando ha incontrato pubblicamente il tibetano al Modigliani Forum di Livorno: “Il mondo di oggi crede solo a dei testimoni”.

15 giugno 2014: il vescovo Giusti e il Dalai Lama s’inchinano l’uno all’altro (foto di Lanari/Alive presa dal sito de La Nazione: http://www.lanazione.it/cronaca/2014/06/15/1079187-dalai-lama-palamodigliani.shtml#1)

Venerdì 13 giugno 2014, il Corriere della Sera pubblica un’intervista al Dalai Lama di Beppe Severgnini (http://www.corriere.it/cronache/14_giugno_13/ammiro-francesco-trasparente-donna-dalai-lama-io-dico-si-e4b5cb18-f2bd-11e3-9109-f9f25fcc02f9.shtml), da noi come da molti altri considerato un ottimo giornalista, pressoché un maestro del campo.
Pur tuttavia ci si chieda: che conoscenza ha l’abile Severgnini del Tibet, dei tibetani, del buddismo tibetano, del buddismo in generale, della Cina?
Quello che notiamo troppo spesso è un’incompetenza dei giornalisti e in generale dei media italiani sulle culture orientali (trattandosi di un cosmo anche molto vario, è d’obbligo il plurale). Un esempio di questi giorni: il 10 giugno 2014, il sito de Il Secolo XIX pubblica un articolo dove si definisce il Dalai Lama la più alta autorità religiosa buddista (http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2014/06/10/ARcaNrf-miliardi_essere_promuovere.shtml1), mentre lo è solo di un ramo del buddismo tibetano: la scuola Gelug.
Dall’altra parte, gli specialisti di queste culture raramente vengono interpellati da tali media, ancor meno se sono persone la cui serietà scientifica li spinge a essere super partes, ovverosia il più possibile oggettivi.
Nel caso di Tenzin Gyatso, significherebbe non essere prevenuti e parziali né verso la Cina, né verso il governo tibetano in esilio, né verso un particolare credo o figura religiosa.
È quello che ci sforziamo di fare qui, pur con l’idea che l’oggettività assoluta non è dono dell’essere umano.
Con questo spirito anelante all’equanimità, analizziamo il suddetto articolo del Corriere, permettendoci di citarne parti secondo il principio del fair use per scopi di discussione2.
Innanzi tutto, ci sembra possibile che persino l’esperto Severgnini sia caduto in una trappola relazionale consueta: certa sudditanza – per un impulso più o meno conscio o per esigenze e imposizioni professionali – al personaggio importante che si sta intervistando, con desiderio di non contrariarlo, se non addirittura di compiacerlo.
Chi fa domanda ufficiale di intervistare Tenzin Gyatso deve comunicare in anticipo le domande e in tal modo sottoporle al vaglio e selezione di organismi preposti? Nel qual caso, in alcuni potrebbe sorgere il dubbio di un pilotaggio dell’informazione, con censura a favore di euristiche di giudizio.
Il sito ufficiale del Dalai Lama contiene una pagina dal titolo “Interviste dei media”, sulla quale si legge: “Sua Santità coglie anche l’opportunità per interagire con membri dei media. Poiché vi sono molte richieste di udienze private, cerchiamo di limitare le interviste a una per giorno d’udienza. I membri dei media devono sottoporre le loro richieste in largo anticipo per dare il tempo a una Commissione Speciale di Analisi di analizzarle e, se approvate, di metterle in programma” (http://www.dalailama.com/office/media-interviews).
Lo stesso Severgnini, pur scrittore importante, ha dovuto sottoporre la libertà del proprio piglio indagatore a consimili restrizioni imposte?
Comunque sia, talune domande di Severgnini, alla pari di quelle di altri giornalisti, sembrano rivolte a una stella del cinema o della musica.

10 giugno 2014: il Dalai Lama atterra all’aeroporto Galilei di Pisa sul velivolo dell’imprenditore Renzo Rosso; qui i due si stringono la mano in modo simpaticamente giovanile (foto tratta dal sito http://notizie.tiscali.it/photostory/Il-saluto-del-Dalai-Lama-nel-caldo-indiano-di-Pisa/46951/)

Per esempio, la domanda iniziale: “Santità, è vero che si alza alle tre del mattino?”. Seconda domanda: “[…] Lei non soffre di jet lag come tutti noi?”. Diciottesima domanda: “Esiste una città al mondo dove torna più volentieri?”. Diciannovesima: “Fuori dall’India, dove abita, quale cibo preferisce?”. Ventesima: “Guarderà la partita dei Mondiali in Brasile? E per chi tiferà?”.
Quesiti forse interessanti, perché possono rivelare dati appetibili al pubblico sulla personalità del grande uomo. Così, grazie a Severgnini, veniamo a sapere di suoi “movimenti intestinali” (sic), del suo sonno, delle sue competenze informatiche, che ha “(nove milioni di followers, ndr)” su Twitter, che “Io amo i cinesi e la cultura cinese […] Cibo fantastico”; anche se il suo preferito, dice, è il cibo italiano: “Gli spaghetti, li amo”.
Su ventuno domande, sette volte il giornalista aggiunge alla risposta dell’intervistato la dicitura “(ride)”, una volta “(ride di gusto)” e una volta “sorride”. Certo, dalle loro affermazioni nel corso degli anni, sembra proprio che il Dalai Lama e Severgnini siano persone lodevolmente simpatiche.
Tuttavia, pensiamo che ci sarebbero parecchie domande serie e importanti da porre al Dalai Lama, di fonte alle quali è possibile che riderebbe di meno.
A noi alcuni di tali quesiti sono venuti in mente parlando con vari tibetani e cinesi, di varia idea, temperamento, erudizione e mestiere; magari sedendosi nella loro tenda o cacciando le gambe sotto lo stesso loro tavolo.
Però non possiamo che limitarci ad analizzare umilmente delle risposte che il celebre monaco ha dato al cronista del Corriere.
“Tutte le maggiori religioni mondiali – cristianità, islam, giudaismo, induismo, jainismo, buddismo – portano lo stesso messaggio, ed è un messaggio d’amore”, specifica Tenzin Gyatso.
Molti, anche fra i suoi studiosi e praticanti, ritengono che non sia appropriato definire il buddismo una religione, benché a livello popolare ne abbia assunto varie caratteristiche.
Interrogato dal giornalista su Papa Francesco, il Dalai Lama afferma: “Mi ha colpito come ha dismesso quel vescovo tedesco che viveva nella ricchezza3. Come pastore della Chiesa insegni la semplicità e vivi nel lusso? Il Papa l’ha considerata una provocazione, un’ipocrisia. Predicare una cosa, farne un’altra”.
Il lettore sa se queste contraddizioni sono presenti anche nel buddismo tibetano, nel suo clero e in certi suoi monasteri o centri? E se lo sono, in che misura? Sa qual è la posizione del Dalai Lama al riguardo e la situazione economica sua o del suo entourage?
Una regola dei monaci buddisti (samana) è che posseggano solo la propria veste e una scodella per il cibo elemosinato. Il precetto viene infranto anche se il monaco personalmente non possiede nulla, ma è circondato da una ricchezza di cui può disporre a piacere?
Secondo il Dalai Lama, “La Cina storicamente è una nazione buddista”.
Cosa s’intende, qui, con l’avverbio “storicamente”? Si ritiene che il buddismo nacque in India, per diffondersi in Cina al più presto verso il 65 d.C. Tuttora, molti cinesi lo considerano una dottrina wai 外: “esterna”, rispetto a confucianesimo e taoismo che invece sarebbero nei 内: “interni”. Generalmente, si dice che la cultura cinese è contraddistinta da un coacervo di queste che sono definite le “tre dottrine” (san jiao 三教).
“Chi sarà il XV Dalai Lama? Potrebbe essere una donna?”, chiede Severgnini, che evidentemente ha letto affermazioni in merito della guida spirituale tibetana.
“Certo, e lo dico da anni. Se le circostanze saranno giuste, una donna Dalai Lama potrebbe essere più utile per il servizio al Buddha Dharma”.
Con buona pace delle occidentali che si dedicano appassionatamente al buddismo, tante sono le tracce di sciovinismo in esso. Basti pensare che una donna non può diventare un buddha, deve prima reincarnarsi in un uomo.
Dunque il Dalai Lama dimostra qui una delle sue rivoluzionarie aperture alla contemporaneità, a costo di sconvolgere un bel po’ di tibetani e perfino contrariarne alcuni.
Soprattutto, la risposta del Dalai Lama prosegue così: “Ma se accadrà, questa donna dovrà essere molto, molto attraente, con una bella faccia… Un Dalai Lama femmina con una brutta faccia non servirebbe a molto”.
Probabilmente qui il numero di basiti aumenta.
Più avanti, Tenzin Gyatso: “Il governo cinese deve ricordare che il Dalai Lama non è più, da anni, politicamente rilevante”. Su questo circolano dubbi, tanto più se si tiene presente l’originaria definizione aristotelica di politica.
Nota Severgnini: “Religione e moda. Il buddismo è una religione amata dall’ateismo occidentale e da molti laici”.
Di più: i centri buddisti albergano oppositori alla Chiesa cattolica, quando non al cristianesimo tutto. L’ateo e il laico possono essere rispettosi della fede religiosa altrui, in genere gli oppositori non lo sono.
Certi cristiani si dicono preoccupati di un’eventuale islamizzazione delle proprie società, ma forse non pensano a un altrettanto eventuale “buddizzazione” solo perché il buddismo ha sempre conquistato pacificamente (per fortuna) le masse alle proprie credenze? Forse per dichiarazioni encomiabili come quella del Dalai Lama al vescovo Giusti: “Ci vedete vestiti diversamente ma siamo fratelli spirituali, con lo stesso intento: portare l’amore tra gli uomini. Diverso è l’approccio, ma non la meta”.
Sentito il suo insegnante di buddismo pronunciarsi sull’attaccamento ai soldi di certi esponenti dell’Unione Buddista Italiana, una signora ha esclamato: “Siamo scappati dalla Chiesa per questo, e ora ci dici che nel buddismo succede lo stesso!”. Ecco, questo è un piccolo “risveglio” proprio in senso buddista.
Sennonché, in risposta alla domanda successiva, lo stesso Tenzin Gyatso precisa: “Aggiungo: mai sviluppare, poi, atteggiamenti negativi verso la propria precedente religione. È molto importante”.
Poco prima: “Cambiare fede non è facile. Talvolta crea difficoltà nella mente. Ho notato come, dopo aver cambiato fede, arrivi una grande confusione qui (indica la testa)”.
Da quello che vediamo in centri buddisti occidentali, la “difficoltà nella mente” e la confusione “nella testa” c’erano già prima, e spesso sono state il motivo principale dell’avvicinamento al buddismo. Non un punto di partenza ottimale, specie per una dottrina che enfatizza tanto la consapevolezza.
Prosegue il Dalai Lama: “Noi crediamo che, finché qualcuno non ci chiede di spiegare il buddismo, non dobbiamo farlo. Non abbiamo missionari […]”.
Non ci sono proprio ragioni per ravvisare possibili risvolti “missionari” nella massiccia organizzazione mediatica degli incontri pubblici con Tenzin Gyatso, nella sua fama mondiale o nei suoi numerosi libri?

Il Dalai Lama durante gli insegnamenti al Modigliani Forum, cui si calcola abbiano assistito fra sette e ottomila persone

“Ci sono 400 milioni di buddisti in Cina. Molti di loro mostrano un genuino interesse e rispetto per la tradizione buddista tibetana”, spiega il Dalai Lama.
Non abbiamo le informazioni per pronunciarci su questo numero né sul modo per ottenerlo con un barlume di affidabilità, ma ci sembra verosimile affermare che la maggior parte di loro è buddista come tanti italiani sono cattolici: molto superficialmente. Concordiamo invece sull’interesse; tanto che certi monasteri tibetani godono di numerose offerte in denaro da cinesi, pure grosse nel caso di ricchi finanziatori.
Infine: “L’umanità in genere si occupa di bambini e anziani: non fa cose cattive. Se fosse il contrario, pregherei Dio, o Buddha: per favore, elimina l’umanità!”.
Un’altra dichiarazione forte, che sortisce almeno un interrogativo: il Dalai Lama che prega Dio? E quale Dio? Un’idea diffusa tra fedeli delle religioni monoteiste è che talvolta i piani di Dio sono diversi da quelli degli uomini, sicché può non esaudire le loro preghiere; neppure se sono quelle di un Dalai Lama. Per fortuna, verrebbe talvolta da pensare.
L’intervista al Corriere della Sera finisce con Tenzin Gyatso che gigioneggia: “E se il cervello italiano, come scrive nei suoi libri [di Severgnini, ndr], è diverso dagli altri, questo non lo so!”.
No, dal punto di vista neurologico non è diverso, e anche gli italiani possono essere conquistati al buddismo, più o meno facilmente, che la cosa piaccia o meno.

Note
1 Nella frase notate anche l’errore grammaticale della mancata concordanza fra il genere del soggetto e il verbo.
2 È nostro desiderio non violare alcun copyright; se così fosse, vorremmo saperlo per provvedere.
3 Si tratta di Franz-Peter Tebartz-van Elst, vescovo di Limburg, che dovrà passare un certo periodo lontano dalla sua diocesi per aver speso oltre trentuno milioni di euro nella ristrutturazione dell’arcivescovado.